Fondi Pascoliani

autografo.jpgMateriali pascoliani del fondo Murari appartenuto a Ida Pascoli

Il 29 ottobre 1995 Giovanna e Maria Murari consegnavano formalmente all’Accademia Pascoliana di San Mauro il fondo pascoliano appartenuto alla nonna Ida Pascoli e giunto loro per eredità materna. A un secolo di distanza dalle nozze di Ida, celebrate il 30 settembre 1895, e dal sisma psicologico che la sua emancipazione scatenò nel fratello Giovanni, tornavano in Romagna i materiali che Ida stessa e sua figlia Luigia avevano destinato al paese d’origine, in pieno accordo con i cugini Nazario Ghinelli e Raffaele Pascoli e indifferenti ai suggerimenti di Augusto Vicinelli, che in una lettera del 16 marzo 1959 aveva scritto a Luigia: “Può darsi che di ciò che di pascoliano è rimasto presso loro si interessi il Comune e il Museo di San Mauro: però, non si lascino commuovere… a una donazione”.

Il fondo attuale comprende una parte soltanto di ciò che Ida raccolse e cercò di difendere nel corso della sua lunga esistenza. Sappiamo della mancanza di numerose stampe e di numerose lettere, sottratte le une da qualche improvvisato bibliofilo di pochi scrupoli sul finire della seconda guerra mondiale, incamerate le altre nell’archivio di Castelvecchio, dopo essere servite a Maria Pascoli per imbastire la sterminata biografia Lungo la vita di Giovanni Pascoli (Milano, 1961). Non disponiamo però di dati sufficienti a ricomporre la fisionomia o anche solo a valutare la consistenza originaria della raccolta. Troppo poco ci dicono in proposito le pagine dei tanti amici, pubblicisti e studiosi ammessi a consultarla in anni lontani (da Luigi Renato Pedretti a Giulio Tognacci, da Nevio Matteini a Michele Vincieri a Mario Biagini); ben poco aggiunge una delle note di Vicinelli alla biografia di Mariù: “Un altro non piccolo gruppo di lettere domestiche (di Giovanni, ma specialmente di Giovanni e Maria, in particolare rivolte alla sorella Ida) sono conservate presso i discendenti di Ida, Murari-Berti, a Bologna […] anche brevi poesie e altri frammenti sono presso questa famiglia, alcuni, secondo un uso del tempo, scritti su un ventaglio” (Lungo la vita, p. 621). In definitiva, è però da credere, che dopo la morte di Ida, sopravvenuta nel 1956, non sia venuto a mancare molto di più del “ventaglio poetico” – che le nipoti hanno inutilmente cercato tra i ricordi di famiglia – e delle due copie apografe di Romagna, che Vicinelli affermò di aver consultato in Casa Murari-Berti. Qualche tempo dopo, i due esemplari sfuggivano alle ricerche di Giuseppe Nava, costretto ad escluderli dal censimento della sua edizione critica di Myricae. Ricco di oltre 600 unità tra lettere e cartoline, abbozzi e copie manoscritte di poesie, disegni, volumi a stampa, opuscoli ed estratti, il fondo riserva elementi di indubbio interesse, elementi soprattutto utili ad illuminare la biografia e la psicologia del Pascoli, in particolare per quanto attiene al versante familiare e alla delicata questione dei rapporti con le sorelle, da sempre oggetto di disinvolte incursioni giornalistiche e di brutali sondaggi psicopatologici, ma utili ad individuare anche le occasioni, le radici ispirative e gli sviluppi redazionali di alcune sue poesie. Di quelle carte, finalmente accessibili, hanno cominciato ad avvalersi i filologi impeganti nell’Edizione Nazionale delle Opere di Giovanni Pascoli promossa dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. E’ chiaro che i frutti maggiori li mieteranno i curatori dell’epistolario e i curatori delle poesie disperse, solo in parte raccolte da Mariù tra le Varie e dal Vicinelli nell’appendice all’edizione mondadoriana delle Poesie: lo spoglio sistematico dei materiali consente infatti di recuperare alcuni significativi “biglietti da tinello e da cucina”, sempre che si accetti la colorita definizione di Garboli (Poesie famigliari, Milano, 1985, p. XVI); di individuare inediti frammenti poetici d’occasione, prevalentemente ispirati alla figura di Ida e sfuggiti alle spigolature di Mariù; di collezionare preziosi abbozzi e varianti redazionali; di procedere ad aggiustamenti cronologici di rilievo. Esemplare, a questo proposito, il caso della saffica Volgesi il sacro agnello al focolare.

Clemente Mazzotta, 2002.

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